1. Il lavaggio manuale di un endoscopio flessibile. Criticità e soluzioni.
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    Il lavaggio manuale di un endoscopio flessibile. Criticità e soluzioni.

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    • Il lavaggio manuale di un endoscopio flessibile. Criticità e soluzioni.

      Le procedure di ricondizionamento degli endoscopi flessibili si sono definite ed affinate nel corso degli ultimi anni grazie soprattutto a società scientifiche come Anote Anigea che hanno definito le linee guida di riferimento.

      La responsabilità diretta personale degli operatori addetti al riprocessamento degli endoscopi, a seguito della legge Gelli-Bianco, ha sollevato inevitabilmente diversi quesiti rispetto alle modalità con cui l’Ente Ospedaliero possa dimostrare di aver messo in atto un processo che adotti le linee guida o buone pratiche, e di conseguenza che garantisca l’efficacia del percorso di ricondizionamento.

      Per quanto riguarda la detersione, la disinfezione automatica dell’endoscopio e lo stoccaggio, la norma UNI EN ISO 15883 per le Lavaendoscopi e la UNI EN 16442:2015 per gli Armadi, hanno indirizzato i produttori a dotare le apparecchiature di dispositivi che consentano la registrazione e la tracciabilità dell’intero processo.

      Il processo di pulizia manuale invece, per propria stessa natura, non può essere tracciato automaticamente e con esito oggettivo, in quanto totalmente dipendente dall’operatore.

      Una pulizia manuale accurata è fondamentale per garantire che l’endoscopio venga a contatto con il disinfettante senza la presenza di alcuna traccia residua di materiale biologico (che inevitabilmente verrebbe “fissato” aumentando il rischio di contaminazione crociata).

      La domanda è: cosa possiamo fare per “certificare” che la delicata fase della pulizia manuale sia stata effettuata seguendo le migliori pratiche? Ad oggi, l’unica possibilità per dimostrare l’efficacia del processo con dati oggettivi è verificare che, al termine dello stesso, non vi siano tracce significative di adenosintrifosfato - ATP (che è direttamente proporzionale alla quantità di materiale biologico residuo).

      Oggi è possibile verificare in tempo reale la presenza di ATP grazie all’utilizzo di un bioluminometro.

      Il Bioluminometro, come ad esempio 3M Clean-Trace™ LX25, fornisce la possibilità di registrare automaticamente in formato digitale tutti i dati relativi all’endoscopio (Marca, Modello, Matricola ecc.), all’operatore e il valore di ATP rilevato. È così possibile integrare la certificazione del processo di pulizia manuale nella cartella clinica del paziente e nel sistema di tracciabilità informatizzato.

      In questo modo, la tracciabilità del processo manuale, unita eventualmente al processo automatico di alta disinfezione e dello stoccaggio, potranno permettere all’Ente di dimostrare, in caso di contenzioso, di aver effettuato un ciclo di ricondizionamento dell’endoscopio che ad oggi rispecchia Best Practices e linee guida.

      Nel caso in cui il reparto non abbia ancora in uso delle apparecchiature (Lavaendoscopi, Armadi) conformi alle ultime normative, l’analisi dei rischi dovrebbe condurre all’opportunità che venga quanto meno verificata l’efficacia della detersione manuale, fase più critica dell’intero processo di ricondizionamento.

      L’obiettivo che si deve perseguire per poter abbattere le infezioni ospedaliere è di cambiare una visione retaggio del passato, che valutava solo i costi (in termini economici e di produttività) immediati, senza considerare anche le conseguenze future (costi risarcitori, costi di gestione dell’infezione, allungamento della degenza); per non parlare del rischio per i pazienti, che non dimentichiamo, potremmo essere anche noi e i nostri cari.

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